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Poche balle

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Tra il dire e il fare c’è di mezzo il saper governare.

In Emilia-Romagna abbiamo saputo dare risposte immediate ai bisogni delle persone durante la crisi: con il “Patto contro la crisi” abbiamo stanziato 520 milioni di euro e salvato – secondo gli ultimi dati - 67.000 posti di lavoro. Grazie ai 9.600 accordi sugli ammortizzatori in deroga abbiamo assicurato un sostegno al reddito a 30.000 lavoratori di 4.1602 piccole imprese, che altrimenti non avrebbero avuto alcuna tutela. Abbiamo sottoscritto un accordo da un miliardo di euro con le banche per soddisfare il bisogno di credito necessario alle aziende per garantire stipendi e fare investimenti. Abbiamo trasferito 420 milioni alle Aziende sanitarie per accorciare i tempi di pagamento alle imprese che forniscono beni e servizi alla sanità regionale. Abbiamo stanziato 114 milioni per qualificare e rafforzare le competenze delle persone occupate e disoccupate, con un’attenzione particolare ai giovani. Abbiamo esonerato dal pagamento del ticket su visite ed esami chi è disoccupato o in cassa integrazione. In un momento come questo abbiamo rafforzato la rete dei servizi, portando a 415 milioni il fondo per le persone non autosufficienti – più di quanto lo Stato preveda per tutt’Italia – e prevedendo ulteriori 6 milioni per nuovi aiuti alle famiglie in difficoltà.

Viviamo in un’epoca nella quale purtroppo non conta ciò che uno fa, ma ciò che uno dice di fare. Il berlusconismo è una trappola in cui tanti, troppi italiani sono caduti, che insegna che la crisi economica si risolve non investendo o garantendo i lavoratori e i consumi, ma convocando rassicuranti conferenze stampa che negano l’esistenza dei problemi. A L’Aquila il terremoto si risolve con il G8 e le inaugurazioni plateali, mentre le macerie soffocano ancora la città. Se qualcuno ha problemi con la giustizia la colpa è dei giudici, che dunque vanno “riformati”. La Lega – sempre più “romana” - proclama il federalismo e con i suoi voti permette che Tremonti e soci soffochino i Comuni e i servizi locali essenziali, i più vicini ai cittadini. Si usa il governo della nazione per generare il proprio consenso ed il proprio potere, non per il bene del Paese e della gente.

E’ ora di dire: poche balle.

L’Emilia-Romagna ha il compito di dimostrare che un’altra Italia è possibile.
Con Vasco Errani. Con Pierluigi Bersani.

 

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Contro la crisi

Al cuore dell'Emilia-Romagna che immaginiamo, nel presente e nel futuro, deve esserci la tutela delle persone: i lavoratori, le famiglie, i giovani, gli anziani. Durante la crisi, la nostra priorità è stata e sarà quella di difendere chi è stato colpito, intervenendo tempestivamente a differenza di quello che (non) ha fatto il Governo. Vorrei poi impegnarmi per proporre e costruire un’idea di futuro per i tanti, troppi lavoratori precari che fanno sempre più fatica a costruirsi un futuro. Per questo sostengo l'idea del PD di estendere a tutti i lavoratori – subordinati e parasubordinati - gli ammortizzatori sociali. Ma sono anche convinto che la risposta vera sia nel concepire un sistema di welfare del lavoro costruito in base alla persona e alle sue esigenze familiari, e non unicamente in merito al posto di lavoro che occupa. Come ci insegnano i paesi dell'Europa del Nord, nei quali la flessibilità - di per sé una necessità dei nostri tempi - viene accompagnata da strumenti che non lasciano soli i lavoratori nei momenti di passaggio da un impiego all’altro, e dunque non producono la precarietà di vita che conosciamo in Italia.

Per battere la crisi dobbiamo stringere un patto per il futuro con le nostre imprese per valorizzare l'innovazione e la creatività: sostenere la ricerca, dare fiducia ai giovani talenti, puntare ad attrarre sapere e conoscenza dall'estero. Dobbiamo immaginare un' Emilia-Romagna che sia polo di attrazione della qualità, a livello europeo: una regione in cui si desidera andare a investire, lavorare e vivere. Dobbiamo realizzare quella politica industriale che il Governo non conosce, promuovendo ed attraendo nuovi investimenti in nuovi settori strategici, come la green economy e i settori ad alta tecnologia.

La green economy è uno di quei settori su quali dobbiamo investire davvero. Dobbiamo ridurre il consumo di territorio, incentivare le costruzioni eco-compatibili, che utilizzano le fonti rinnovabili per raggiungere l'autonomia energetica e sostenere quelle aziende che producono tecnologia verde o la utilizzano nelle loro attività. Insomma, dobbiamo modificare il punto di vista: trasformare le tutele ambientali da vincolo a opportunità.

L’Europa è il nostro cuore, il mercato globale il nostro orizzonte sul quale le nostre aziende sono già più che presenti: per reggere le nuove sfide serve un sistema infrastrutturale all’altezza – strade, autostrade, ferrovie, aeroporti, fiere, centri di ricerca come il Tecnopolo, anche per Reggio - ed un sistema fiscale che premi chi investe e crea occupazione.

 

Giovani e futuro

In Emilia-Romagna dobbiamo essere in grado di cogliere e sviluppare tutti i nostri talenti: investire sul lavoro duro della nostra gente, sulla creatività, sull'ingegno, sulla produttività, sulla solidarietà. Nella scorsa legislatura mi sono personalmente occupato della legge regionale sulle giovani generazioni. Il suo obiettivo era quello di mettere i giovani, i loro luoghi e i loro interessi, al centro delle politiche giovanili. Per i prossimi 5 anni, vorrei impegnarmi a mettere i giovani al centro di tutte le politiche della nostra Regione. La lotta alla droga e alle dipendenze giovanili, la lotta all’abbandono scolastico e al bullismo devono essere parte di un progetto più ampio, che miri a consegnare ai nostri giovani la speranza di un futuro migliore, rispetto a quello che potevano sognare i loro padri.

Dobbiamo chiedere che la scuola e l'Università promuovano davvero il merito, e dobbiamo impegnarci affinché tutti possano eccellere, indipendentemente dalle condizioni di partenza. E’ necessario che davvero il figlio di un operaio possa competere alla pari con il figlio di un notaio. In un'Italia dove le disparità sociali ed economiche segnano profondamente le possibilità di successo dei giovani, noi dobbiamo costruire in Emilia-Romagna un sistema basato contemporaneamente su equità e merito.

Non è possibile bollare i giovani come “bamboccioni”, poiché è evidente che non possono fare un mutuo per la casa e nemmeno prendere a rate una macchina senza la firma di papà e mamma, e la causa è la precarietà. È necessario realizzare una riforma del mercato del lavoro, che dia le garanzie necessarie per dare loro il diritto ad avere una casa, per metterli in condizione di poter creare una famiglia senza dover attingere ai risparmi dei loro genitori. E’ il diritto al futuro, quello forse più difficile da intravedere – in questo momento di crisi – ma quello che detta le condizioni di vita delle generazioni che verranno, e che ce ne chiederanno conto.

Ascolto diritti e coesione sociale

Credo nella politica che sa ascoltare. Che tiene l’orecchio sul terreno per comprendere l’evolversi della società, dei bisogni, dei problemi della gente, in un rapporto intenso con il territorio, con gli Enti Locali, con l’associazionismo, con i cittadini. Per fare una buona legge regionale sui giovani, che duri almeno dieci anni, mi sono impegnato in un lavoro di molti mesi con un confronto aperto con le realtà del territorio, del privato e del pubblico: alla fine il testo era molto diverso da quello che avevo scritto, ma molto efficace proprio per il processo che lo ha generato.

La crisi ed il Governo Berlusconi ci hanno insegnato che alcuni diritti che davamo per acquisiti oggi non lo sono più. Il diritto al lavoro sembrava scontato in una provincia che aveva numeri da piena occupazione, e che invece oggi conosce pesantemente il dramma della mancanza di lavoro.

I numeri altissimi di sfratti e cessioni ci insegnano che dobbiamo essere in grado di garantire il diritto alla casa, investendo su una gamma di provvedimenti, a partire dal sostegno all'acquisto e all'affitto, fino a nuove forme di edilizia pubblica. Dobbiamo impegnarci ad evitare che si creino quartieri-ghetto, e promuovere interventi che riqualifichino i quartieri meno recenti, integrandoli pienamente nella vita delle città.

Grazie all’azione del Governo nazionale, il diritto all’istruzione è una finzione: gli Enti Locali sono chiamati ingiustamente e quotidianamente a garantire gli insegnanti d’appoggio, i progetti per l’integrazione e ad intervenire per la qualità delle scuole, tutti compiti che spettano di legge allo Stato. La Regione è intervenuta per difendere le scuole dei piccoli centri e della montagna: oggi deve osare di più ed essere – nel nome del federalismo e non dei leghismi – una fonte di finanziamento e programmazione per il nostro sistema scolastico, chiave di volta del futuro.

Il diritto alla sicurezza è stato sbandierato tra le priorità del Governo che ha invece disposto nello specifico tagli ingenti ai finanziamenti e al personale in materia di Ordine Pubblico e Pubblica Sicurezza e ha demandato ad associazioni private (come nel caso delle Ronde Padane, un flop annunciato) l’ordine pubblico. E’ necessario dare nuovo impulso alla lotta alla criminalità organizzata: mafia, ndrangheta si insediano nei nostri sistemi economici e il Governo invece di aumentare magistrati e poliziotti provvede a tagliarli e a lasciarli soffocare sotto cumuli di carte. Bisogna poi promuovere protocolli di intesa e investigativi per tenere alta la guardia e formare i nostri operatori economici, per non farli cadere nelle trappole dei capitali facili o dell’usura. La criminalità organizzata droga il mercato, creando bacini al di fuori delle regole e concorrenza sleale, opponendosi ai quali spesso si rischia davvero grosso.

Il diritto alla salute è fortemente tutelato dalla nostra Regione: l’aumento dell’età media della popolazione e di nuove patologie, tuttavia, rende la sua realizzazione una sfida su cui non si può abbassare la guardia. E’ necessario mettere le persone al centro della concezione di welfare che stiamo sviluppando, per costruire reti complesse in grado di sconfiggere le tante e diverse solitudini che emergono: enti locali, associazioni, cooperazione sociale e privati devono rispondere insieme ai bisogni della comunità. Nelle scorse legislature abbiamo promosso e finanziato la legge sulla non-autosufficienza (su cui la Regione ha investito 415 milioni di euro, più di quanto il Governo nazionale ha stanziato per l’intera Italia), sui giovani, il piano sociale e sanitario (PSSR) per proteggere i nostri cittadini più in difficoltà.
Le donne, gli anziani, i diversamente abili, i bambini, gli immigrati: troppo spesso considerati soggetti deboli, vanno ora aiutati a diventare una forza motrice della nostra Regione, forte della sua coesione sociale.

Perseguire la coesione sociale significa superare la società berlusconiane dell’”io”, mettendo davanti il “noi”. Per avere una società coesa è necessario garantire occupazione, casa, reddito, salute, educazione, sicurezza,. Ma è fondamentale soprattutto la creazione di una rete di scambi di informazioni, supporto, solidarietà e credito, fino al coinvolgimento di tutti – anche attraverso progetti di cittadinanza attiva - nella gestione delle istituzioni, per dare vita ad un radicato senso di identità e di appartenenza alla comunità.

E’ con questa società “coesa” che si possono affrontare in modo “sano” anche le nuove sfide – come l’immigrazione e l’integrazione, temi sui quali non si può cedere né al buonismo, né al razzismo – poiché per essere parte di una comunità bisogna innanzitutto adottarne le regole e decidere di “starci”.

La Regione per Reggio: le mie dieci PRIORITA’.

1. Lavoro. Rifinanziare gli ammortizzatori sociali per i lavoratori delle nostre aziende; rinnovare il "patto contro la crisi". Sostenere le buone pratiche già avviate come l’anticipazione della cassa integrazione tramite un accordo con le banche. Aiutare i Comuni che riducono le rette dei servizi per le famiglie in momentanea difficoltà.
2. Salute. Fondo per le persone non autosufficienti; risorse nuove per la rete di ospedali sul territorio (Correggio, Scandiano, Castelnuovo Monti, Guastalla, Montecchio) e servizi sanitari. Realizzazione dell’Istituto Ricovero e Cura a Carattere Scientifico presso l’Arcispedale Santa Maria Nuova, sviluppo del polo oncoematologico, miglioramento dei reparti ancora da riqualificare.
3. Viabilità: investimenti sulla SS63, raddoppio della Via Emilia da S.Ilario a Rubiera, investimento sulla Pedemontana, realizzazione della Cispadana, quarta corsia autostradale e della bretella Campogalliano-Sassuolo. Potenziamento dei servizi ferroviari locali FER per Bologna e creazione di una vera rete di metropolitana di superficie anche per i passeggeri. Investimento sul trasporto fluviale sul Po e su di un sistema di logistica integrata per le merci.
4. Economia: Finanziamenti e attività di studio per il rinnovamento dei distretti della meccanica, della ceramica e del manifatturiero in genere, per aiutare le imprese a individuare nuovi prodotti e nuovi mercati, a partire dall'economia "verde" e dall'alta tecnologia. Fondi per le riconversioni.
5. Territorio: Aiutare chi tutela il territorio: fondi per frane, dissesti e manutenzioni. Nuovo modello di sviluppo urbanistico. Investimenti nelle nostre “bellezze”: dal Parco al Po, passando dalle zone matildiche, rocche, castelli, piccoli teatri.
6. Società. Fondi per le amministrazioni che promuovono progetti di coesione sociale e di integrazione. Mappatura dei circoli e dei centri sociali, bando di finanziamento loro dedicato. Promozione dell'associazionismo e delle attività culturali che vengono dal territorio. 
7. Made in Reggio: Tutela dei "prodotti tipici" reggiani: agricoli ed enogastronomici, certamente, ma anche i frutti dell’innovazione tecnologica e della creatività, alla base del successo di tante nostre piccole e medie imprese.
8. Semplificazione: meno burocrazia, più rapporto diretto della Regione con i cittadini.
9. Giovani e scuola: finanziamenti sulla legge regionale che ho promosso in questa legislatura. Collegamento permanente tra scuole, università, ricerca e mondo delle imprese: formazione, creatività, innovazione. Risorse per la qualità delle scuole reggiane.
10. Unità. Reggio deve contare di più sulle scelte chiave, e deve esprimersi con un'unica voce.


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